Documento 37043 di 58223

STRUTTURAZIONE CAMERA APOSTOLICA [vol. III, pag. 1047]

La maggior parte dei fondi antichi che ora si conservano presso l'AS Roma dovrebbe essere ricondotta all'Archivio camerale o meglio agli Archivi camerali.
La Camera apostolica, infatti, " quale organismo finanziario, amministrativo e giudiziario che aveva cura di tutti gli affari, diritti ed interessi materiali ed il governo delle temporalità della Chiesa " 1 aveva competenze assai vaste e nel suo interno varie erano le magistrature che la componevano: il camerlengo, il vicecamerlengo (governatore di Roma), il tesoriere, i chierici di Camera, il commissario ed altri. L'Archivio camerale costituisce oggi un complesso di documentazione diviso in tre branche, etichettate per ragioni di comodo Camerale I, II e III; ma, in realtà, esso deriva dalla commistione degli archivi conservati dai notai, segretari e cancellieri della Camera e di quelli conservati dalla computisteria che, per particolari vicende storico-archivistiche, hanno perduto la loro identità e sono stati composti in una grande miscellanea. La suddivisione in tre parti, alla quale si è fatto cenno, fu effettuata nell'Archivio di Stato nell'ultimo trentennio del secolo scorso. Gli archivisti romani, in verità, ereditarono gli archivi camerali in grande disordine 1 e, sia per metterli velocemente a disposizione degli studiosi, sia in ossequio " a certe direttive del tempo in materia di organizzazione di Archivi di Stato " 2 si preoccuparono di eseguire un piano precostituito di lavoro che nulla aveva a che fare con un vero e proprio riordinamento delle carte. Essi cominciarono innanzi tutto ad enucleare gli archivi giudiziari che, in conseguenza delle su accennate direttive dovevano, insieme con gli altri analoghi, formare una sezione a parte. In secondo luogo isolarono le serie organiche di registri con le quali formarono il primo blocco di documentazione camerale che indicarono come Camerale I. Successivamente completarono, forzandolo talvolta oltre misura, quell'ordinamento per materia già iniziato in epoca pontificia, formando il secondo blocco di documentazione che suddivisero sotto varie voci da " accademie " a " zecca " e che chiamarono Camerale II.
Infine raggrupparono il restante materiale, che era anche il più numeroso, in una grande miscellanea per luoghi che etichettarono come Camerale III.
Ma prima ancora di entrare nell'AS Roma, la documentazione camerale aveva subito nel corso dei secoli numerose peripezie. Attraverso documenti ed inventari antichi anch'essi conservati nell'AS Roma 3 è possibile ricostruire, a grandi linee, tali peripezie.
La documentazione che oggi viene comunemente indicata come Archivio camerale è per la maggior parte, come si è accennato, la risultanza della fusione di due archivi. Il primo, che era custodito dai notai, segretari e cancellieri della Camera apostolica, raccoglieva gli atti prodotti dall'attività legislativa, amministrativa e giudiziaria della Camera stessa (oltre ai registri Signaturarum, ai chirografi, ai registri dei mandati del camerlengo e del tesoriere e, ovviamente, ai loro protocolli notarili, i notai conservarono anche gli atti prodotti dai tribunali camerali); il secondo, custodito dalla computisteria, raccoglieva gli atti più propriamente contabili, registri d'entrata e d'uscita del più vario tipo e gli atti che a questi si ricollegavano strettamente: corrispondenza e rapporti fra il tesoriere generale e i tesorieri provinciali, collettori, doganieri, affittuari, giustificazioni dei conti ed altro. Accanto a questi, esistevano ancora gli archivi del Commissario generale, delle Congregazioni camerali ed altri piccoli archivi separati, quali ad esempio quelli della Stamperia camerale e della Calcografia.
Nel corso dei secoli i pontefici si preoccuparono sempre della documentazione camerale 1 e, considerando il periodo documentato nell'AS Roma 2 sono da ricordare Sisto IV che fondò l'Archivio di Castel S. Angelo (l'Archivio venne soppresso soltanto nel 1799 quando venne fuso con l'Archivio vaticano); Giulio II che con la bolla del 18 agosto 1507 prescrisse la restituzione alla Camera apostolica degli atti che potessero spettarle e nello stesso tempo prese cura dell'ordinamento dell'archivio; Pio IV, Pio V, Gregorio XIII e Sisto V che, sotto la spinta dei provvedimenti del concilio di Trento in materia di archivi, si preoccuparono soprattutto di ottenere la restituzione degli atti di valore pubblico. La realizzazione, anche se parziale, del conseguente concentramento si ebbe durante il pontificato di Paolo V con la istituzione, nel 1610, dell'Archivio vaticano 3 Al momento di tale istituzione già esisteva un archivio che potremmo chiamare storico della Camera apostolica. Esso era dislocato parte in Castel S. Angelo e parte, come ci informa un inventario del 1553 " in palatio Sancti Petri de urbe " 4 e cioè presso la Biblioteca vaticana che era stata fondata un secolo prima da Nicolò V.
Nel nuovo istituto furono quindi concentrati gli archivi camerali più antichi, quelli cioè che non servivano più al disbrigo delle pratiche correnti. In linea generale si può dire che della documentazione conservata ora presso l'AS Roma fu riunita presso l'Archivio vaticano quella che era stata prodotta all'incirca dalla fine del sec. XIV ai primi anni del sec. XVI. Successivamente, però, altri versamenti dovettero essere effettuati soprattutto da parte della computisteria, perché al momento della riforma di Benedetto XIV - quando appunto la computisteria fu riorganizzata in base al piano del computista Francesco Simonetti - anche la documentazione prodotta fra la metà del sec. XVI e la metà del sec. XVII era già collocata o stava per essere collocata nell'Archivio vaticano. Un inventario redatto nel 1747 1 ma soprattutto quello redatto nel 1776, indicano con chiarezza e precisione la situazione dell'archivio camerale conservato nell'Archivio vaticano. Già il titolo di quest'ultimo inventario 2 dà una idea sulla suddivisione apportata all'archivio e delle materie che lo componevano. Scorrendo poi l'inventario stesso si può dedurre che si tratta della documentazione più propriamente contabile della camera e precisamente quella che doveva provenire dalla computisteria.
La documentazione che andava oltre la metà del sec. XVII non era conservata presso l'Archivio vaticano bensì presso la computisteria generale della Camera apostolica che, durante il pontificato di Benedetto XIV, aveva subito una radicale riforma ed era diventata il nucleo intorno al quale si accentrò tutta l'attività contabile della Camera. L'archivio della computisteria, dislocato a palazzo Capranica ove aveva sede la computisteria stessa, ha perciò dal 1744 in poi una sua storia che verrà delineata in seguito (vedi p. 1084). Ma presso l'archivio della computisteria era conservata anche una parte dell'archivio camerale che comprendeva le carte prodotte fra la seconda metà del sec. XVII e. il 1744.
Due inventari, il primo del 1785 3 e il secondo del 1789 4 descrivono queste carte indicandole come archivio delle " materie antiche ". In conclusione si può affermare con una certa sicurezza che prima della fine del sec. XVIII l'archivio camerale era diviso in tre parti: l'archivio che potremmo chiamare storico conservato nell'Archivio vaticano; l'archivio che, con termine moderno, potremmo chiamare di deposito conservato presso la computisteria a palazzo Capranica e l'archivio corrente ancora presso le magistrature che lo producevano. Inoltre si può dedurre dallo studio degli inventari sopra citati che sia l'archivio storico che l'archivio di deposito avevano subito nel corso del sec. XVIII un riordinamento generale nel tentativo di adeguare la documentazione alla nuova organizzazione camerale voluta da Benedetto XIV. Tale riordinamento aveva finito per risolversi in un ordinamento per materia, alle manchevolezze del quale si era, però, ovviato redigendo inventari molto precisi e corredando le filze con indici e rubriche. Questa situazione, sotto molti aspetti ottimale, venne totalmente sconvolta durante il periodo francese.
Un tentativo per concentrare tutte le carte più antiche della Camera apostolica presso l'Archivio vaticano era stato fatto nel giugno del 1798, quando il ministro delle finanze aveva suggerito ai consoli della repubblica romana di trasferire l'archivio cosiddetto delle " materie antiche " della computisteria nell'Archivio vaticano 1 Il suggerimento, molto probabilmente ispirato dall'archivista Pietro Simonetti, rimase inascoltato. Pertanto, durante il successivo periodo del governo imperiale francese, i due tronconi dell'archivio della Camera, quello conservato presso l'Archivio vaticano e quello conservato presso la computisteria, ebbero vicende diverse. Infatti, com'è noto, insieme agli altri archivi pontifici trasferiti a Parigi, anche le serie organiche di registri camerali, che rappresentavano la maggior parte dell'archivio camerale conservato nell'Archivio vaticano 2 presero la via della capitale francese. Per quel che riguarda, invece, l'archivio delle " materie amiche " conservato a palazzo Capranica presso la computisteria si crede di poter affermare, in base ad una nota in calce all'inventario del 1785 3 che non subì alcun trasferimento. Quando la nota veniva stilata era ancora in corso o era appena terminata -- l'archivista Marino Marini rilasciò quietanza dell'avvenuta restituzione il 24 luglio 1817 - l'opera di recupero degli archivi pontifici dalla Francia. Questi archivi, del resto, al loro ritorno non furono subito restituiti alle loro sedi primitive, ma furono depositati in Castel S. Angelo, ove rimasero incassati ancora per diversi anni 1 Non si conosce con esattezza la data in cui le casse vennero aperte; si sa però che all'atto della loro apertura il materiale fu trovato in pessime condizioni e che fu necessario provvedere al restauro o al rifacimento di molte legature. Questo lavoro finì per provocare altro disordine. Il legatore rilegò i registri senza porsi troppi problemi e mise insieme, talvolta, quinterni e quaderni di registri diversi. A nostro avviso, comunque, questa documentazione camerale (la maggior parte delle serie organiche di registri conservati ora presso l'AS Roma) non rientrò mai più entro le mura vaticane e le fortunose vicende alle quali era stata sottoposta permisero allo Stato italiano di acquisirla insieme con gli altri archivi pontifici dislocati in vari palazzi romani.
Altra sorte, invece, subì la documentazione, anch'essa " antica ", che non aveva suscitato l'interesse dei funzionari di Napoleone e che quindi era rimasta a Roma.
Non ci riferiamo alla documentazione conservata nell'Archivio della Computisteria che gli inventari sopracitati indicavano come archivio delle " materie antiche ", ma ad una ulteriore documentazione conservata nell'archivio dei Notai, segretari e cancellieri della Camera apostolica. Nel 1839, infatti, questo archivio, che si trovava a palazzo Salviati, subì grandi scarti. Il 3 gennaio di quell'anno il segretario per gli affari di Stato interni, cardinale Antonio Domenico Gamberini, aveva all'uopo istituito una commissione da lui presieduta e composta tra gli altri dall'uditore generale, dal tesoriere generale, dal commissario della Camera, dall'avvocato del fisco " all'oggetto di riferire se possano dagli archivi ormai ridondanti, escludersi alcune carte concernenti epoca antica e di niuna entità onde procedere alla regolare e necessaria archiviazione delle nuove carte dei dicasteri camerali " 2 I verbali della commissione, che si conservano nell'archivio camerale e negli atti del notaio Filippo Apolloni 3 suggeriscono l'ipotesi che la documentazione scartata doveva provenire dall'archivio dei Notai, segretari e cancellieri della Camera 4 Inoltre tra le norme stabilite per l'effettuazione degli scarti si fa espresso riferimento agli archivi giudiziari, sia civili, sia criminali, che, come è noto, erano appunto conservati da notai della Camera nella loro qualità di cancellieri dei tribunali camerali. Sugli scarti effettuati, che furono molti e quasi sicuramente indiscriminati, non si può dire nulla di preciso perché attraverso i verbali si può conoscere soltanto la quantità e il peso della carta che veniva ceduta ai pizzicagnoli per involgere la loro merce, ai fabbricanti della " girandola " per farne cartocci per i fuochi d'artificio e ai fabbricanti di carta per trasformarla in " pisto ".
In conclusione, sulle tracce della ricerca effettuata per ricostruire la storia dell'archivio camerale, si è preferito ricomporre nella Guida, per quanto è stato possibile, i due blocchi di documentazione facenti capo il primo all'archivio dei Notai, segretari e cancellieri della Camera, e il secondo all'archivio della Computisteria anteriormente al 1744. Va rilevato, peraltro, che la documentazione di quest'ultimo archivio supera ampiamente la data del 1744. Essa troverà una sua reale e definitiva sistemazione soltanto quando verrà affrontato il problema del suo ordinamento e verrà quindi ricondotto ad altri archivi (Computisteria generale post 1744, Tesorierato, Camerlengato, Tribunale del governatore e così via) il materiale che a quelli spetta. Nelle varie serie che compongono l'archivio si è comunque cercato di dare tutte le notizie e di indicare tutti i collegamenti e i rinvii che possono agevolare ed indirizzare la ricerca. Inoltre sia in testa alle serie conservate dai Notai camerali, sia in testa a quelle conservate dalla Computisteria si è indicato a quale blocco, della tradizionale divisione in Camerale I, II e III, il materiale appartiene.

BIBL.: M.G. PASTURA RUGGIERO, La reverenda camera apostolica e i. suoni archivi (secc. XVXVIII), con contributi di P. CHERUBINI, D. SINISI, L. LONDEI, M. MORENA, Roma 1984.

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